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VOLTERRA

Brevi cenni storici
Il colle su cui sorge Volterra era abitato già durante la prima età del ferro, come confermano le grandi necropoli villanoviane delle Ripaie e della Guerruccia, situate sui versanti che guardano a ovest e a nord. Gli insediamenti presenti lungo le colline trovarono il loro punto di incontro nell'area della necropoli dove, intorno alla fine dell'VIII secolo a.C., si iniziarono a tenere mercati e a realizzare aree di culto, dando vita al processo di sinecismo che originò il primo nucleo urbano.
Volterra è una cittadina cinta da mura a sud-ovest di Firenze. Il Palazzo dei Priori, in pieno centro, ha affreschi medievali e un campanile dal quale si aprono panorami sconfinati. Il Duomo vanta un portale di ingresso in marmo e un soffitto a cassettoni dorato. Poco distante si trovano le vestigia dell'Acropoli Etrusca. Il Museo Etrusco Guarnacci custodisce una ricca collezione di manufatti archeologici. Il complesso del Teatro Romano comprende i ruderi di terme del III secolo.
I reperti archeologici riferibili ai secoli VII e VI a.C. sono scarsi, ma mostrano una persistenza della cultura villanoviana accanto alle prime testimonianze della cultura orientalizzante.
Velathri fu una delle dodici città principali della confederazione etrusca e a partire dalla seconda metà del VI secolo a.C. ingrandì le mura a difesa dell'acropoli fino a raggiungere una circonferenza di circa 1800 metri, in pratica il piano sottostante la vetta del colle; questo processo si completò ai primi del V secolo a.C. 
Le mura, ancora oggi per gran parte visibili, vennero costruite alla fine del IV secolo a.C. ed avevano un'estensione di 7300 metri. Oltre all'accresciuto centro urbano proteggevano anche le fonti, i campi ed i pascoli necessari per far sopravvivere le greggi degli abitanti dei dintorni che si rifugiavano all'interno per salvarsi dai saccheggi che spesso i Galli e i Liguri effettuavano in queste zone. 
Dal IV secolo a.C. in avanti i reperti archeologici aumentano ed è possibile ripercorrere la storia della città che raggiunse il suo massimo splendore quando le città etrusche meridionali (Veio, Tarquinia, Cerveteri, Vetulonia ecc.) iniziarono a decadere a causa della loro vicinanza con la nascente potenza di Roma. Volterra era collocata molto più lontano e soprattutto era situata su un colle difficilmente accessibile e protetto da mura possenti. In quel periodo la città ebbe un grande sviluppo della sua economia basata sullo sfruttamento delle miniere di rame e d'argento poste nei dintorni; oltre che di minerali il territorio volterrano era ricco di pascoli, foreste e di attività agricole. Il vicino fiume Cecina e la sua valle furono la naturale via di comunicazione verso il mare favorendo i commerci. La vita politica e sociale era dominata dall'aristocrazia locale, con a capo la famiglia dei Ceicna, che seppe garantire un notevole benessere e anche una certa indipendenza. La parziale indipendenza venne mantenuta anche quando Velathri fu costretta, ultima tra le Lucumonie etrusche, a riconoscere la supremazia di Roma e a entrare verso la metà del III secolo a.C. nella confederazione italica con il nome di Volaterrae.
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La città mantenne dei buoni rapporti con Roma e nel corso della seconda guerra punica fornì a Scipione grano e navi. La fedeltà venne ricompensata e nel 90 a.C. i volterrani ottennero la cittadinanza romana. Pochi anni dopo la città venne coinvolta nella guerra civile tra Mario e Silla schierandosi con Mario e accogliendo, all'interno delle sue mura, i resti dell'esercito mariano; Silla diresse personalmente l'assedio alla città che resistette per due anni (82-80 a.C.);[8] dopo i quali, con la popolazione stremata, la città si arrese subendo un devastante saccheggio. Volterra e i suoi abitanti furono privati del diritto di cittadinanza e il suo territorio fu dichiarato ager publicus. Dopo l'abdicazione di Silla, Volterra, difesa da Cicerone, amico dei Caecinae (i Ceicna dell'epoca etrusca) la più potente famiglia volterrana, riuscì a ritornare in possesso di gran parte delle terre confiscate e a godere di un periodo di prosperità e di crescita urbanistica testimoniato dalla costruzione del teatro e da un quartiere residenziale posto nell'area di Vallebona.
Ma furono gli ultimi bagliori. La città era isolata dal punto di vista viario, non era più necessaria come fortezza dopo l'assoggettamento dei Galli, il trasferimento nella capitale delle famiglie più ricche e la crisi economica che colpì i municipi italici nel I secolo d.C. portò la città a decadere in epoca imperiale. In quello stesso I secolo d.C. nacquero a Volterra due dei suoi figli più celebri: Aulo Persio Flacco nel 34 d.C., e San Lino, eletto nel 67 d.C. secondo papa della storia e martirizzato nel 76 d.C. 
Negli anni della crisi e della decadenza dell'impero romano, Volterra non ha lasciato nessuna notizia di sé.